Trasparenza amministrativa: ecco come funziona l’archivio comunale

Notizia pubblicata il 12 aprile 2017 - 12:16

“Il nostro è un lavoro delicato e, se fatto bene, contribuisce al mantenimento della garanzia dei diritti dei cittadini”. A dirlo Massimo Locci, archivista gestionale, nato in Sardegna e laureato a Perugia, dove si è costruito una famiglia ed ha conseguito il Diploma di Archivistica diplomatica e paleografia all’Archivio di Stato. Da due anni collabora con il Comune nella corretta gestione e, soprattutto, ‘interpretazione’ dell’Archivio. Non incarna certo lo stantio ‘topo di biblioteca’ della memoria collettiva che, occhiali sul naso, si muove tra polverose scartoffie, ma è un professionista dinamico, che collabora con gli uffici deputati a produrre documentazione, ne ascolta le perplessità e li guida nella costituzione fisica del fascicolo cartaceo e di quello digitale.

“Collaborare con Corciano è interessante – racconta, lui che intrattiene rapporti professionali con Università, come Trieste o Chieti, ma non con Amministrazioni comunali – perché è un Comune dalla spiccata sensibilità, che ha fiducia nell’utilità del lavoro che svolgo. La mia figura è punto di riferimento consulenziale nella quotidianità, che si affianca al lavoro più tradizionale che svolgo. E’ importante, infatti, confrontarsi costantemente su come costituire, gestire e conservare la documentazione”. Non è un problema da poco quello del corretto mantenimento dei documenti che ripercorrono i processi decisionali ed i cambiamenti della storia, ed il Comune di Corciano, fin dal 2007, ha dedicato all’argomento una prima collaborazione con la Soprintendenza Archivistica per il riordino dell’archivio storico. Poi l’ente si è posto il problema del riordino della documentazione e della gestione dei flussi – dal corrente al deposito – con i paralleli processi di selezione e scarto ai fini della sua corretta conservazione. Sono state bandite selezioni pubbliche per contratti a progetto, come unico modo per avere una figura professionale adeguata visto che nell’organico degli enti locali non è previsto l’archivista, ed è arrivato così l’archivista gestionale Locci, che ha analizzato la documentazione dagli Anni 60 ad oggi, collaborando al processo di digitalizzazione – dal documento digitale, informatico al fascicolo informatico.

“Questo Comune è partito da un bisogno fisico ed organizzativo, del tipo ‘qui non si trova più nulla …’ – spiega ancora – ed ha dimostrato di essere più avanti rispetto ad altre realtà, perché ha deciso di far funzionare l’archivio per favorire l’accesso alla documentazione ed alla base della nostra professione – aggiunge – c’è proprio l’opportunità di creare gli accessi, per l’impiegato ed anche per il cittadino. Sapere cosa c’è e dove è garantisce il massimo della trasparenza amministrativa”. Il Sindaco, Cristian Betti è stato davvero il garante di tutto il processo, in quanto crede moltissimo nell’importanza dell’accesso alla documentazione e ben sapeva che dagli Anni Sessanta in poi la documentazione prodotta e ricevuta dall’ente non era mai stata organizzata o ‘disorganizzata’ con professionalità e raziocinio. Eppure, sul “tempo di conservazione” dei documenti, ribadisce Locci “mancano in Italia gli strumenti corretti di interpretazione che devono essere dati dalla Direzione Generale degli Archivi, ci sono lavori importanti in tal senso, ma si riferiscono solo agli Archivi universitari e risalgono al 2014. Per altri enti risalgono al 2005/2007 e sono ormai obsoleti. Abbiamo pertanto scritto alla Direzione Generale, come Comune, sollecitando strumenti più aggiornati. Il ‘buon senso’, al quale alla fine si deve ricorrere – conclude – va regolamentato con la produzione di leggi. Speriamo rispondano in qualche modo, perché a noi serve soprattutto il dialogo”.

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