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mercoledì 21 Febbraio 2024
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Lavoro: Mario Bravi spiega perché in Umbria cala la cassa integrazione ma aumenta la disoccupazione

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Dai dati diffusi in questi giorni dall’INPS emergono segnali apparentemente contraddittori sulla situazione sociale e del lavoro in Umbria.
Lo segnala Mario Bravi dell’Ires Cgil Umbria parlando di una riduzione anche consistente della cassa integrazione e di un aumento delle richieste di disoccupazione. Per quanto riguarda la Cassa integrazione ordinaria in Umbria nel 2017 l’utilizzo è stato pari a oltre 2 milioni di ore, con una riduzione del 34,5% rispetto al 2016. L’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria supera i 5 milioni e mezzo di ore, con una riduzione del 8,1% mentre la Cassa in deroga è aumentata del 21% raggiungendo quota 1 milione 400mila ore.
Il totale delle tre tipologie dà il risultato di oltre 9 milioni di ore con una riduzione complessiva del 13% rispetto al dato finale del 2016.

Per Mario Bravi da questi dati si potrebbe ipotizzare una riduzione dell’impatto negativo della “crisi”, che dal 2008 sta colpendo duramente la nostra regione. Ma in realtà – aggiunge il sindacalista – vanno presi con molta cautela, per due motivi fondamentali: la riduzione nel ricorso alla Cig è molto meno marcata di quanto non sia avvenuto a livello nazionale (-39,4%) e inoltre va sempre tenuto presente che l’apparato manifatturiero della nostra regione si è ridotto di almeno il 25% ed è evidente che un comparto ridimensionamento comprime anche la richiesta di ammortizzatori sociali.
Che la crisi continui a mordere duramente nella nostra regione – aggiunge il presidente di Ires Cgil Umbria – è dimostrato anche dalle domande di disoccupazione. Le richieste di disoccupazione presentate nel 2017 superano le 23mila con un aumento di oltre il 5% rispetto al 2016. Inoltre, nel solo mese di gennaio, sono state presentate in Umbria ben 2.647 domande, un dato che, se il trend venisse confermato, lascia ipotizzare un ulteriore aumento nel 2018.

“Non possiamo abbandonarci a facili ottimismi che non trovano riscontro nella realtà – conclude Mario Bravi – se questi dati affianchiamo quelli di Istat che ci parla di 42mila disoccupati e di 23mila giovani che non studiano né lavorano”.
Per il sindcalista servono politiche economiche alternative, investimenti pubblici e privati, per contrastare il lavoro povero e precario.

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