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giovedì 29 Febbraio 2024
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Classe dirigente cercasi: tanti spunti di riflessione nell’incontro organizzato da Humus Sapiens

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Globalizzazione come fenomeno complesso, trasformazione della forma partitica classica e ruolo dei social, debole incidenza dei luoghi di formazione usuali delle classi dirigenti, peculiarità italiane, crisi etica e culturale oltreché economica delle società occidentali. Questi taluni degli argomenti trattati nel corso del dibattito “Classe dirigente cercasi-formazione e scelta della classe politica”, organizzato, venerdì 10 febbraio presso la sala della Vaccara, dall’associazione politico culturale humus sapiens. Riflessioni condivise con interlocutori di grande esperienza, spaziando tra chiavi di lettura storiche e sociologiche. Dibattito dalle varie sfaccettature in cui si sono confrontati diversi punti di vista, forieri in futuro di più specifica trattazione.

Antonio Rocchini, presidente dell’associazione, nella sua relazione introduttiva pone accento sull’evento quale “occasione di confronto e dialogo, uscendo da schemi ideologici astratti. Un’ associazione che, a carattere volontaristico, si propone ragionare su svariati argomenti, oggetto nel tempo di incontri”. Il presidente, riguardo la selezione delle classi dirigenti evidenzia “ la presenza odierna di una situazione più semplificata, in cui si tende a seguire l’onda di leader che non durano molto nel tempo, ed il criterio della fedeltà e della cooptazione” domandandosi quali potrebbero essere le nuove risposte in società attraversate da mutamenti epocali “società che in passato venivano definite dei 2/3, considerando che due persone su tre avevano un discreto livello di benessere, all’attuale degli 1/3 o 1/4”.

Alberto Stramaccioni, professore di storia contemporanea presso Università per stranieri di Perugia, sottolinea invece il ruolo della storia nel comprendere le dinamiche degli scorsi decenni, ma anche l’orizzonte più ampio che bisogna avere ora, considerando la globalizzazione, e le trasformazioni tecnico-scientifico- culturali. “Al di la di cambiamenti epocali come la caduta del muro di Berlino, il logoramento del sistema partitico inizia già da fine anni 60 in Italia, con identificazione progressiva tra politica, partiti stessi e stato che ha portato all’implosione degli anni 90. Le classi dirigenti italiane sono state da sempre composte da un ceto politico amministrativo più di altri paesi. Un paese educato dallo stato penetrato in economia e società. Gli altri ambiti come ceti imprenditoriali, finanziari, burocratici, magistratura, eccettuati gli ultimi 20 anni sono sempre stati subalterni alla politica. Le leggi elettorali hanno sempre contribuito alla selezione della classe dirigente, oggi sono legate al segretario di turno, nell’assenza dei partiti. La qualità del ceto politico oggi rappresenta povertà del confronto politico”.

Alessandro Campi, docente di storia delle dottrine politiche presso l’Università di Perugia, invita a non confondere concetti di classe politica e dirigente, vedendo la seconda“ una struttura molto più vasta a livello di macro sistema che tiene insieme stato, grande burocrazia, intellettuali, imprenditori. Oggi le strutture di rappresentanza classica sono implose o funzionano di meno, e abbiamo classi politiche post democratiche, che hanno un rapporto diverso con il cittadino-elettore. I partiti sono stati delle strutture di mediazione che dall’800 in poi hanno ricomposto fratture creatasi tra mondo laico e clericale, capitale e lavoro, realtà urbana e campagna. Si è esaurita la funzione storica. La personalizzazione della politica appare ormai un tratto strutturale e le democrazie dovranno considerarlo, come il linguaggio sempre più proprio di un populismo mediatizzato. Permane poi l’ordine sociale verticale, di una minoranza classe dirigente che guida la maggioranza”. Campi riflette poi anche sul fatto che strutture formative e di selezione della classe dirigente, in passato assai valide, come scuole ed università, sindacati e grandi aziende, abbiano un minore impatto“ la prestigiosa scuola di formazione dell’Eni, ad esempio, è venuta meno, e non si è dato in Italia spazio alla creazione di una scuola di formazione della pubblica amministrazione sul modello francese. Pezzi dell’alta burocrazia funzionano invece ancora egregiamente”.

Secondo Mario Tosti invece, professore di storia moderna presso Università di Perugia, da un punto di vista politico, culturale ed economico la realtà europea, di cui peraltro anche l’Italia è parte, è stata “sottovalutata, quando invece si è rivelata strategica in alcuni ambiti come quello della ricerca, che senza fondi europei sarebbe impossibile. Si sono inseriti anche i Beni culturali in finanziamento. Mentre spesso a diventare parlamentari europei erano persone che avevano avuto difficoltà nella politica di casa nostra. Le classi dirigenti non sono qualcosa di avulso dalla società, ed all’interno delle realtà partitiche in passato esistevano percorsi di formazione segnati e precisi, e l’operato di amministratori o sindaci, veniva verificato. Ora si fanno coincidere leadership politica con cariche istituzionali. La politica oggi può ancora avere un ruolo importante ma deve agire in maniera meno istintiva e populistica in un economia globalizzata”.

Anche il sociologo Vinicio Bottacchiari, riprende il tema della crisi etica nonché di fiducia, verso una società basata non più sul merito, in molti settori. Politica compresa “ Una perdita di razionalità porta ad una perdita di credibilità e molti si rifugiano nella rete. Questa è la prima generazione che vede il futuro come una minaccia e vive il presente. Un sistema culturale è finito e non è stato sostituito. Bisogna ripartire dalle relazioni, comprensibili ed utilizzabili, e recuperare il valore della solidarietà, per far rinascere la politica”.

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