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giovedì 23 Maggio 2024
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Politiche 2018 – intervista con Andrea Mazzoni di LeU: “Ricostruiremo il centrosinistra, siamo gli unici che puntano sul lavoro”

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Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a candidarsi?
Dare voce ad una generazione che non riesce a progettare una vita, una famiglia, un futuro. Combattere le diseguaglianze, l’esclusione sociale, la privazione economica. Rimettere al centro l’uomo e i suoi bisogni. Rappresentare una nuova sinistra di popolo, con l’ambizione di cambiare profondamente questo paese.

Perché votare lei, perché il suo partito?
Perché Liberi e Uguali è l’unico partito del lavoro. L’unica forza che indica una via alternativa per uscire da una situazione drammatica in cui versa il paese, lacerato da diseguaglianze intollerabili. C’è bisogno di un nuovo modello di sviluppo che concili crescita, occupazione, tutela dei diritti e attenzione all’ambiente. Vogliamo riportare avanti quei milioni di cittadini che sono stati lasciati indietro dalle politiche di questi anni.

Se dovesse essere eletto quale sarà la sua prima iniziativa?
Una proposta per superare la giungla di contratti precari, che disincentivi i contratti a termine e ripristini l’articolo 18. Dopo un ragionevole periodo di prova l’assunzione deve essere a tempo indeterminato.

Quanto è importante mantenere un contatto con il proprio territorio di appartenenza?
Fondamentale. Questa legge elettorale targata PD-Forza Italia non fa che aumentare il divario tra elettori ed eletti. In un momento in cui le persone si allontanano dalla politica e dall’impegno civile, è urgente ripensare il rapporto con il collegio di appartenenza. La politica se non ha luoghi, non ha senso di essere. Mi impegnerò a stare tra la mia gente, come ho sempre fatto, per i prossimi cinque anni.

Qual è il futuro dell’Italia nell’Europa?
Il nostro paese deve riacquisire una centralità all’interno dell’Unione Europa ed il ruolo di guida nel Mediterraneo. Una classe dirigente seria dovrebbe chiedere una profonda riforma dell’Unione Europea, nella direzione di una Europa sociale e dei popoli, che non abbia l’unico assillo dell’austerità, ma che sia finalmente un baluardo della democrazia e del welfare nel mondo.

Quali sono i punti deboli e i punti di forza dell’Umbria?
L’Umbria è una terra meravigliosa, che ha la sua forza nel paesaggio, nei prodotti della terra, nel patrimonio artistico e culturale. Manca la capacità di promuovere complessivamente il territorio da parte di un unico soggetto regionale. La debolezza risiede nel gap infrastrutturale, che va colmato non tanto per le soluzioni vacanziere, ma per attrarre persone, imprese e investitori. Inoltre è necessario sfruttare alcune criticità del nostro territorio per farne punti di forza. Dovremmo lanciare un grande piano di investimenti in chiave antisismica, mettendo in sicurezza il territorio e rilanciando un settore come quello edile, particolarmente colpito dalla crisi. Inoltre l’Umbria ha sofferto la crisi più di ogni altra Regione. E’ maglia nera assieme al Molise per quanto riguarda il pil (-15%) in questi dieci anni di crisi e sono andati perduti 14.000 posti di lavoro. Crediamo sia urgente, con 150 vertenze aperte, parlare della reindustrializzazione dell’Umbria, delineando un nuovo modello di sviluppo.

Come vede in Italia un futuro fatto di macroregioni?
L’avventurismo della classe dirigente che ha governato in questi anni ha fatto sì che venissero tolte risorse alle Province, che hanno mantenuto le medesime funzioni di prima. Dopo aver svuotato quell’ente si è cominciato a ragionare di macroregioni senza immaginare enti intermedi che potessero facilitare il dialogo istituzionale fra piccoli comuni e le regioni accorpate. Credo che l’ipotesi delle macroregioni abbia senso se costituisce un rafforzamento per l’Umbria, con l’unione di tutta l’Italia mediana (senza Toscana e con solo le Marche sarebbe un’unione di debolezze) e con la restituzione dei pieni poteri alle Province e la conseguente elezione diretta del Presidente.

Che scenari politici reputa probabili all’indomani del 4 marzo?
Innanzitutto Liberi e Uguali rappresenta l’unica novità politica di questa tornata elettorale e lavora per riportare in campo milioni di elettori che si sono allontanati dal centrosinistra e si sono rivolti ai cinque stelle o rifugiati nell’astensionismo. Il nostro obiettivo è quello di ricostruire il centro sinistra, diviso da Renzi che ha l’unica ambizione di governare con Berlusconi. Vogliamo impedire un altro inciucio, che rappresenterebbe un disastro per il nostro paese. Credo che, nonostante la legge elettorale avesse proprio questo fine, né Renzi né Berlusconi avranno i numeri per fare un governo. Il sistema elettorale è proporzionale, per cui le persone voteranno chi più le rappresenta. Altre maggioranze ad oggi paiono improbabili. Noi siamo una forza dialogante, di certo non andremo con la destra. I nostri voti rimangono nel campo della sinistra. Ci confronteremo con le altre forze se saranno disponibili ad accettare alcuni punti programmatici per noi imprescindibili. Lavoro, contrasto delle diseguaglianze e lotta alla povertà.

Com’è cambiata la politica nell’epoca dei social network?
E’ cambiata la comunicazione. La politica tramite i social network tende ad autorappresentarsi e forse perde il legame con il paese profondo e con i suoi bisogni. Si racconta spesso un’Italia che non c’è, acuendo il distacco fra classe politica e popolazione. Credo ad ogni modo che nella rete si cerchi conferma delle proprie opinioni, piuttosto che informazioni utili.

Populismo, immigrazione, violenza: come commenta i fatti più recenti?
Siamo di fronte all’avanzare di una pericolosa ondata reazionaria. Chi non lo vede o è cieco, o è connivente. Sinora le Istituzioni hanno dato risposte insufficienti, se non ambigue. Mettendo sullo stesso piano fascismo e antifascismo. In Italia la destra non ha ancoraggi politici e culturali per condannare questi fenomeni e per respingere il voto “nero”. C’è bisogno di ricostruire un nuovo terreno comune ideale per un antifascismo mobilitante, nel nome della nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, coinvolgendo tutta la cittadinanza democratica. L’antifascismo non è una ridotta della sinistra, è patrimonio di tutte le forze democratiche che si riconoscono nella Costituzione. Non ha colori politici e non può essere materia di campagna elettorale. I nostri valori vengono prima delle convenienze elettorali e dei sondaggi.

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