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giovedì 23 Maggio 2024
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Bimbi e musica: gli effetti benefici dell’ascolto sul linguaggio

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Gli studi che mostrano il legame tra l’attività musicale e le capacità cognitive delle persone sono numerosissimi. È ormai appurato che frequentare corsi di musica abbia effetti positivi sul rendimento scolastico dei ragazzi e che l’aver suonato uno strumento, anche da piccoli, migliori le capacità uditive da adulti.

Ma non solo. Un recente studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) ha dimostrato che l’ascolto della musica aiuta i più piccoli nello sviluppo del linguaggio, evidenziando una relazione tra schemi ritmici musicali e del parlato.

Nel corso dello studio i bimbi (di circa nove mesi) sono stati suddivisi in due gruppi. Tutti hanno partecipato a 12 sessioni di gioco da 15 minuti, nell’arco di un mese, in compagnia dei propri genitori. Ogni bambino è stato impegnato in un’attività che coinvolgesse l’uso del corpo con una differenza tra i due gruppi: 19 bimbi, appartenenti a quello di controllo, hanno giocato con costruzioni, macchinine ed altri oggetti; gli altri 20, invece, hanno ascoltato musica. L’attività, in questo caso, consisteva nel battere il tempo, con l’aiuto dei propri genitori, come mostrato in un video. È stata scelta musica in ritmo ternario, quello tipico del valzer, ad esempio, perché ritenuta più difficile da imparare per i più piccoli.

A una settimana dalla fine dell’esperimento, i bambini sono stati sottoposti a magnetoencefalografia, una tecnica utilizzata per la misurazione dell’attività elettromagnetica del cervello. Questa tecnica ha sondato due regioni del cervello: la corteccia uditiva e la corteccia prefrontale, importante per diverse abilità cognitive. Durante le sessioni sono stati fatti ascoltare ai bambini dei suoni ritmici che venivano di tanto in tanto interrotti. Inoltre sono stati utilizzati frammenti di discorsi, sempre con una cadenza ritmica, e delle interruzioni. L’idea, spiegano gli scienziati, era di evidenziare nel cervello dei bambini delle risposte che potessero indicare la capacità di rivelare queste interruzioni.

Come ipotizzato dai ricercatori, i bambini del gruppo musicale hanno mostrato risposte neurali più marcate rispetto ai bambini del gruppo di controllo. Questo vale sia per l’ascolto della musica che del parlato e in entrambe le regioni cerebrali analizzate. Risultati che, secondo i ricercatori, indicano che l’attività musicale migliora non solo il riconoscimento degli schemi ritmici musicali ma anche quelli del linguaggio.

Giada Gatti

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