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lunedì 20 Maggio 2024
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Politiche 2018 – Intervista con Isabella Marchino, candidata di Potere al Popolo: “Va abolito il Jobs Act, in Umbria si deve investire sull’agricoltura”

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Dopodomani si vota per le elezioni politiche. Nell’ambito dei nostri speciali oggi vi proponiamo l’intervista con Isabella Marchino candidata alla camera per il collegio uninominale con una delle novità di questa campagna elettorale: il movimento Potere al Popolo.

Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a candidarsi?
Ho accettato di candidarmi per rappresentare chi non ha avuto voce in questi ultimi tempi in Parlamento: chi non arriva a metà mese, i precari, i giovani che sono costretti ad andarsene in cerca di un lavoro, le donne che continuano a perdere diritti, i cittadini in stato di povertà che non riescono a studiare, a curarsi. Voglio portare le loro voci in Parlamento.

Perché votare lei, perché il suo partito?
Perché sono e siamo sempre presenti nelle lotte a difesa del lavoro, dell’ambiente, per l’accoglienza, per i diritti. Perché in questi anni abbiamo lottato contro lo sfruttamento dell’ambiente e per i diritti fondamentali: salute, lavoro, istruzione, casa.
Perché vogliamo che il pubblico torni a riappropriarsi dei beni comuni dopo decenni di speculazioni, sfruttamento e privatizzazioni.

Se dovesse essere eletta quale sarà la sua prima iniziativa?
Abolizione del Jobs Act e maggiori trasferimenti agli enti locali. Il primo per ridare lavoro stabile e sicuro, il secondo per permettere agli enti locali di erogare servizi che in questi anni, nella logica dell’efficienza, sono stati pesantemente tagliati a seguito anche di privatizzazioni di settori pubblici quali acqua, trasporti e rifiuti.

Quanto è importante mantenere un contatto con il proprio territorio di appartenenza?
È fondamentale. Lo scollamento con il territorio rende inefficace e talvolta dannosa l’azione politica. Una volta delineata un’azione strategica per un territorio, il continuo contatto permette azioni puntuali e controllo popolare sulle istituzioni.

Qual è il futuro dell’Italia nell’Europa?
L’Italia deve stare in Europa nell’ottica della solidarietà, rompendo i trattati di Maastricht e tutti quelli che in nome del profitto tolgono diritti ai cittadini. Penso alla Sanità: in nome del fiscal compact e dei parametri di Maastricht si stanno chiudendo ospedali e tagliando servizi sul territorio, ledendo il diritto alla salute. Occorre invertire questa tendenza: i diritti fondamentali non devono essere soggetti ad esigenze di tipo politico-amministrative, né tanto meno di bilancio.

Quali sono i punti deboli e i punti di forza dell’Umbria?
Il punto debole e allo stesso tempo il punto forte dell’Umbria è il territorio. Fragile e meraviglioso, ricco di storia e di cultura. Se si riuscisse ad investire sulla messa in sicurezza del territorio da un lato, con il recupero dei centri storici sia dal punto di vista architettonico (a maggior ragione dopo il terremoto) ma anche di valorizzazione culturale insieme ad un piano sul recupero del patrimonio artistico si riuscirebbe a disegnare un futuro per questa Regione.
Strategica è l’agricoltura, che va potenziata soprattutto quella delle piccole aziende che mantengono e curano il territorio, spesso in area montana o semi-montana e che non possono competere con i grandi colossi, se non per qualità alimentare, biodiversità e “storia rurale”. Dobbiamo investire su questo, creando filiere complete per dare anche sicurezza economica agli agricoltori.

Come vede in Italia un futuro fatto di macroregioni?
Sono profondamente contraria a tutti i processi che allontanano i cittadini dai centri decisionali. Le macroregioni, così come le fusioni dei Comuni, rappresentano perdita di rappresentanza territoriale, accentramento amministrativo, marginalizzazione dei territori in termini di servizi. I risparmi paventati poi non ci sarebbero perché accentrando l’organizzazione si fa più complessa e di difficile gestione. Infine, ma non meno importante, diminuisce la democrazia: meno consigli regionali significa meno teste che discutono, si confrontano, portano istanze del territorio, votano, decidono.

Che scenari politici reputa probabili all’indomani del 4 marzo?
Sicuramente una vittoria per Potere al popolo! che entrerà in Parlamento.

Com’è cambiata la politica nell’epoca dei social network?
C’è accesso veloce alle informazioni senza al contempo avere la possibilità di approfondire e accertarsi sulla fonte e attendibilità delle notizie. Informazioni che circolando molto velocemente, portano a letture superficiali dei fenomeni, la politica diventa slogan e si cade nel populismo e banalità, distorcendo la realtà che invece è complessa. Per questo occorre sempre di più incontrare le persone, parlarci, stare sui territori, in mezzo alla gente.
Inoltre c’è tutta una parte di popolazione che non ha accesso ai social e quindi viene tagliata fuori dal processo; da un lato quindi “resta indietro” rispetto agli avvenimenti che accadono, dall’altra a mio avviso resta più integra in termini di autenticità e capacità di approfondimento.
Sicuramente quella dei social è una realtà in forte evoluzione, ancora da studiare e comprendere. Quello che è certo è che non dobbiamo perdere il contatto con la realtà: la politica non si fa sui social.

Populismo, immigrazione, violenza: come commenta i fatti più recenti?
È aumentata la barbarie. Non siamo capaci di gestire il dissenso, non ascoltiamo, non vogliamo vedere, siamo violenti con il diverso. In casa, a scuola, al lavoro. Abbiamo paura perché il capitale ci mette gli uni contro gli altri nella logica del profitto. Si sono persi i valori fondamentali del rispetto, della dignità, della diversità come ricchezza, della pace e solidarietà.
Si è perso il senso di comunità, che cerca di resistere nei piccoli centri, dove infatti c’è più integrazione.
Si individua nel più debole il nemico facilmente attaccabile che può essere l’immigrato, lo straniero, il disabile, il gay. C’è sempre qualcuno diverso da noi stessi, c’è sempre qualcuno più debole.
Dobbiamo restare umani, prima di tutto.

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