Sembravano clienti come tanti, invece erano ispettori della catena di supermercati Pam. Hanno nascosto prodotti tra le casse di birra e acqua nei carrelli e poi sono passati al pagamento. Quando i dipendenti alla cassa non si sono accorti dei prodotti celati, è scattato il licenziamento. Almeno tre i casi accertati tra Siena e Livorno, ma ci sarebbero segnalazioni anche dal Lazio. Una vicenda che sta creando apprensione anche tra i lavoratori umbri della grande distribuzione.
Il primo episodio ha riguardato Fabio, dipendente 62enne di un punto vendita di Siena. L’uomo, delegato sindacale con una lunga carriera alle spalle, è stato sottoposto a due controlli sotto copertura nel giro di pochi mesi. Al secondo test non ha notato alcuni articoli nascosti nelle confezioni ed è stato licenziato.
A Livorno stessa sorte per altri due lavoratori: Tommaso, con trent’anni di anzianità, e Davide, in azienda da oltre vent’anni.
I sindacati parlano di una pratica scorretta e potenzialmente discriminatoria.
Secondo la Filcams Cgil di Siena i cassieri non sono poliziotti e non possono essere accusati di complicità per un errore. Intervistata da La Nazione, la giuslavorista Silvia Ventura spiega che il metodo del finto cliente viene utilizzato nelle aziende e si è particolarmente diffuso in questi anni. “Il licenziamento però è un provvedimento eccessivo”, dice l’esperta commentando la vicenda. In settimana è previsto un tavolo nazionale a Roma tra azienda e sindacati. La vicenda potrebbe approdare in Parlamento con un’interrogazione al ministro del Lavoro.



