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giovedì 18 Luglio 2024
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Le Mans ’66, la recensione dopo l’anteprima con Corcianonline: “Una botta di adrenalina di due ore e mezza”

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Una nostra lettrice – la giovane critica d’arte Vittoria Epicoco (questo il suo blog) – come tanti altri lunedì scorso è stata al The Space Cinema di Corciano a vedere Le Mans ’66 grazie alla promozione cui Corcianonline.it ha aderito nei giorni scorsi. Grata dell’opportunità, ci ha segnalato la recensione da lei scritta sul film con Christian Bale e Matt Damon in uscita domani nelle sale. La riportiamo con piacere sulle nostre colonne.

Quando il “Drake” Enzo Ferrari (qui Remo Girone), rifiuta la proposta di collaborazione con l’ovale blu della Ford, Henry Ford II (Tracy Letts) non ci sta e vendica l’affronto tentando di battere La Casa del Cavallino sul suo stesso terreno d’elezione: il motorsport.
Fondamentale, per la Ford, l’apporto dell’ex pilota Carroll Shelby (Matt Damon) – già vincitore a Le Mans nel ’59 – e di Ken Miles (Christian Bale) che porterà l’Ovale blu alla vittoria a Le Mans nel 1966, spodestando l’imbattuta Ferrari con ben tre GT40, occupando l’intero podio.
Le Mans ’66 – La grande sfida, di James Mangold è… wow!

Questa è sicuramente l’esclamazione che più di ogni altra parola, ogni altro aggettivo, potrebbe mai descrivere un film come questo.

Il film è costruito sulla falsariga di Rush di Ron Howard, che racconta la storica rivalità tra i due piloti James Hunt (Chris Hemsworth) e Niki Lauda (Daniel Brühl) e, come in quest’ultimo, anche in Le Mans ‘66 ciò che viene messo in risalto è una rivalità corretta, pulita. Soprattutto il film non si focalizza solamente sull’aspetto sportivo della vicenda, ma tende a evidenziare i rapporti umani interpersonali come fondamentali per la vita di ciascuno: in questo senso, per Miles la moglie e il figlio Piti (Peter) sono indispensabili ad incoraggiarlo a portare avanti il progetto, mentre lo stesso Miles diventa a sua volta indispensabile per Shelby, come ingegnere, come pilota, ma soprattutto come amico.

E che dire di un artista – perché di arte si tratta – come Bale? La spocchia e l’irriverenza di cui si copre lo rendono insopportabile, tanto da avere qualcuno che cerca continuamente di tagliarlo fuori dal progetto, ma necessario al tempo stesso.

E Bale, evidentemente smagrito per entrare nella parte, ci restituisce Ken Miles come una combinazione di mille sfaccettature, perché se di fronte agli altri si mostra così arrogante, è con la sua famiglia che fuoriesce un lato tenero da renderlo, paradossalmente, quasi adorabile.

Stessa sorte per Damon che, sempre bello come il sole, dopo circa due anni fa ritorno sul grande schermo… e in grande stile.

Il personaggio di Shelby è definito da un’estrema solidità morale; imperturbabile di fronte alle minacce, inflessibile quando lo si prova a corrompere.

Prima di passare brevemente in rassegna i punti di forza del lato tecnico, è fondamentale sottolineare l’esperienza adrenalinica che il lungometraggio regala.

Ok, si può anche immaginare – o direttamente conoscere – la 24 ore di Le Mans del 1966, ma è chiaro che viverla dal punto di vista sia di chi guida sia di chi guarda è un’esperienza unica, nella quale Mangold riesce a far immergere lo spettatore… il cuore batte all’impazzata in modo del tutto simultaneo – ci piace pensare – a quello di Ken Miles, mentre sta ancora aspettando di sapere se i freni reggeranno fino a fine gara.

Quanto al lato tecnico: bellissima la fotografia, ampio spazio alla luce, che sia quella naturale del sole o quella artificiale dei fanali delle GT40, e che infatti ne costituisce praticamente tutti i toni caldi della palette.

Le Mans ’66 è un progetto che tiene col fiato sospeso dall’inizio alla fine, un lungometraggio di circa due ore e mezza delle quali non si sente minimamente il peso.

E sarà al cinema a partire dal 14 novembre.

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