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giovedì 25 Luglio 2024
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Spesa pubblica locale, Confcommercio: “In Umbria si spende troppo e male”

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soldi buttati“I dati regionali sulla spesa pubblica locale, presentati oggi da Confcommercio, dimostrano che anche in Umbria c’è spazio per una riduzione della spesa pubblica e il miglioramento dei servizi offerti ai cittadini, anche in funzione di una riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie, che è condizione imprescindibile per la ripresa economica”, commenta il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni, al termine del convegno che si è svolto a Roma sul tema “Meno tasse, meno spesa, binomio della ripresa”.

Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi Confcommercio, la spesa pubblica locale ammonta a 176,9 miliardi di euro. Di questi, 2,582 miliardi di euro rappresentano la spesa pubblica locale in Umbria.
In media, ogni italiano spende attraverso le amministrazioni locali – tutte le risorse sono dei cittadini, conviene ricordarlo – 2.937 euro (l’anno di riferimento è il 2013, l’ultimo per cui si dispone dei dati territoriali).
A ogni umbro tocca invece di spendere 2.896 euro, una cifra leggermente inferiore alla media nazionale. Ma si potrebbe fare molto meglio, sia in termini di riduzione della spesa, che di miglioramento dei servizi.
Secondo gli indicatori elaborati dall’Ufficio Studi Confcommercio, sprechi o inefficienze sono pari a 74,3 miliardi di euro, il 42% della spesa complessiva in Italia.

Anche se il 44,4% di tutta l’inefficienza risulta dovuto a tre regioni – Sicilia, Lazio e Campania (33 miliardi di euro su 74,3) – anche l’Umbria potrebbe risparmiare ben 1 miliardo di euro.
L’Ufficio Studi Confcommercio ha infatti calcolato quanto si potrebbe risparmiare mediamente per ogni abitante regionale se i servizi pubblici oggi forniti fossero prodotti e acquistati ai prezzi della Lombardia, definita come regione benchmark, ovvero quella che ha performance migliori sia in termini di livelli di servizio sia in termini dei più bassi prezzi per offrirlo.
I risparmi, secondo l’analisi Confcommercio, sono notevoli, perché a fronte di una spesa media italiana di 2.937 euro a testa se ne potrebbero risparmiare 1.233, pari appunto al 42%.

Ogni umbro risparmierebbe invece 1.115 euro, che è la differenza tra la spesa pro capite effettiva e quella che si sosterrebbe se in Umbria si producessero e vendessero servizi pubblici ai prezzi della Lombardia.
L’indagine Confcommercio si spinge a verificare quanto sarebbe necessario reinvestire, regione per regione, per portare il livello di output pro capite ai livelli della Lombardia ai prezzi della Lombardia: le risorse sono pari a 883 euro per la media nazionale, e 805 euro pro capite per migliorare i servizi in Umbria, portandoli al livello della regione benchmark.
Secondo Confcommercio, reinvestendo 53 miliardi di euro dei 74,3 miliardi di risparmio teorico per i migliorare i servizi delle varie regioni italiane portandoli al livello della Lombardia si risparmierebbero comunque 21,1 miliardi di euro di sprechi.
Con 21 miliardi di euro annui risparmiati, con il blocco della spesa pubblica ai livelli stabiliti per il 2016 e con una crescita del Pil di oltre l’1,4% per il triennio 2017-2019, nel 2019 la pressione fiscale si potrebbe abbassare al 40,8%. Una sfida certamente eccezionale, ma possibile.

“La riduzione della pressione fiscale passa dalla riduzione della spesa pubblica. Nessuno vuole una riduzione dei livelli di servizio. Quindi la sfida – conclude il presidente Giorgio Mencaroni – è quella di ridurre la spesa pubblica eliminando sprechi e inefficienze, attraverso una profonda azione di controllo, revisione e la sua riqualificazione. Una pressione fiscale a livelli record è un carico insopportabile per le famiglie e le imprese, ed è incompatibile con qualsiasi realistica possibilità di crescita del Paese”.

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