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lunedì 15 Luglio 2024
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Ecco il “Re dello stiro”, la storia imprenditoriale di Fabio Cecchini

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wpid-20151111_173350.jpgPer qualcuno è un momento di relax, per altri un vero e proprio incubo. Stirare il bucato – si sa – non è tra le faccende domestiche più amate, soprattutto al giorno d’oggi in cui siamo dominati da fretta e tempi strettissimi.
Eppure c’è chi di questa attività ne ha fatto un mestiere.
È il caso di Fabio Cecchini che con il suo negozio “Tu lavi, io stiro” in cinque anni è diventato un punto di riferimento per tutta la zona di Ellera, Chiugiana e San Mariano.
L’idea di Fabio parte da un concetto semplicissimo: lavare i panni a casa non è un grande problema, soprattutto con le moderne lavatrici di oggi. I problemi cominciano quando si è alle prese con lo stirare camicie, giacche, grembiulini ed altri vestiti con cui non si può certo andare in giro quando sono sgualciti.
Un successo di cui lo steso Fabio ci racconta nel suo negozio dia via Gramsci ad Ellera.

Com’è nata l’idea?
Dopo sei anni alla Diesel per la quale ero responsabile di diversi punti vendita, la mia vita lavorativa si è trovata ad un bivio. Il noto marchio mi offrì infatti di lavorare fuori regione e all’estero. Una proposta molto allettante ma dovevo fare i conti con il desiderio di avere una famiglia insieme a mia moglie. Rinunciai all’offerta e decisi di rimanere qui e darmi da fare. Un mio amico di Milano mi raccontò di come le stirerie fossero diffuse da tempo in quella grande città. Pensai che i tempi fossero maturi anche per una realtà più piccola e decisi di scommettere sul progetto. I primi macchinari li rilevai da una stireria dismessa in Veneto. Quello è stato l’inizio della mia avventura: il 3 gennaio 2011 in un locale di 23 metri quadrati a Olmo, poi mi sono spostato più avanti ed ingrandito, a Ellera di Corciano.

Qual è il bilancio di questi primi 5 anni?
Che in cinque anni potessi avere dei risultati lo speravo ma devo dire che sono andato oltre le aspettative.
Dopo una prima fase di rodaggio, il lavoro si è quintuplicato nei primi mesi dell’attività.
All’inizio la clientela era stupita dal fatto che il titolare ed esecutore dello stiro fossi io, un uomo. Ma, anche grazie alla mia esperienza nel settore abbigliamento, sono riuscito fin da subito ad accontentare tutti.
Anzi, ritengo che molti dei risultati attuali siano da attribuire alla clientela che con spunti e richieste inusuali e originali mi ha dato la possibilità di inventare e creare nuovi servizi in aggiunta al tradizionale stiro, che rimane sempre il cavallo di battaglia. Si sono aggiunti, dunque, vendita prodotti di nicchia per il lavaggio e la conservazione dei capi, pacchetti regalo “stiro” che fanno tanto contente molte signore, e poi il ritiro a domicilio con relativo pagamento bancomat presso la residenza.

Qual è la tua clientela tipo?
È una clientela eterogenea, infatti il servizio soddisfa diverse esigenze a tutte le fasce di età dal bisogno di stirare per famiglie numerose alla persona matura che non se la sente di cimentarsi in questa attività. Comunque il cliente tipo è il membro della famiglia giovane con poco tempo a disposizione, che per ritagliarsi degli spazi evita lo stiro, portandolo da noi e riuscendo a dedicare più tempo ai figli e ai famigliari.

Qual è il periodo in cui lavori di più?
Il periodo con più lavoro sono i mesi caldi da aprile a ottobre.
Ma negli ultimi 2 anni si è sempre più sviluppato il servizio per i capi delicati invernali che ci sta dando molte soddisfazioni, oltretutto inaspettate.

Qual è il capo più strano (o la richiesta più strana) che ti è capitato?
I capi più particolari da stirare sono stati dei vestiti da sposa e sposo provenienti dagli Stati Uniti, di una coppia che ha deciso di sposarsi nel nostro bel comune.
Inoltre ho avuto a negozio anche dei completi da sposi africani inamidati ad amido di riso difficilissimi da stirare, ma con il solerte consiglio dei proprietari abbiamo dato il risultato che si attendevano.

E a casa tua, chi stira?
Chi stira a casa? Mia moglie è la mia miglior cliente, visto che i capi da stirare li porto a negozio. Spesso, però il lavoro è così intenso che mia moglie è costretta a farlo da se a a casa!

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